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Editoriale

Published on number 31 of Images, febbraio 2014

È tipica della natura umana la ricerca di lasciare un segno, una traccia del proprio passaggio, dell’esistere: in questo periodo confuso, in questa mancanza di certezze dal presente, è fisiologico che nella casa si ricerchino valori che possano essere presi come riferimento. Naturale la richiesta di memoria dal passato, la curiosità per modi di abitare differenti dal quotidiano che per lo più è costituito da città frenetiche e “cementate”. La realtà alpina sia per quanto riguarda l’abitazione primaria, che per le seconde case, esprime identità individuali molto marcate, con proposte architettoniche che rispondono appieno alle nuove domande.


il vero successo è emozionarsi ed emozionare chi entra a casa nostra


La ricerca e l’innovazione tecnologica permettono soluzioni che solo pochi decenni indietro nessuno avrebbe mai immaginato: la qualità dell’abitare in montagna ha fatto passi enormi. Impiegare materiali naturali nella costruzione, non standardizzati, richiede una spiccata capacità da parte di tutti, nella realizzazione e nella fruizione dell’abitazione. Nel caso di ristrutturazione di opere esistenti, poi, la scelta si pone ancora più netta: lasciare una traccia del passato o intervenire radicalmente e imprimere la propria identità? Sempre vincente è puntare sulla qualità, il vero successo è emozionarsi ed emozionare chi entra a casa nostra, che sia la più semplice e minimal, come la più sofisticata. E’ lo stile unico della nostra personalità che interpreta i caratteri tipici del luogo, con tecniche costruttive, tradizioni e innovazioni tecnologiche, attraverso un filtro inimitabile che è il nostro progetto personale di identità, di soluzioni che rispondono al nostro modo di vivere, creando una residenza che rappresenta il nostro senso dell’abitare in questo mondo carico di confusione, di esaltazioni effimere e con troppe stranezze.

Marinella Vaula