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Editoriale

Published on number 37 of Images, giugno 2016

Quando pensiamo all’architettura di montagna immaginiamo il classico chalet di legno, se proviamo però ad incrociare elementi tradizionali con linee contemporanee, otteniamo ambienti essenziali, pratici ed accoglienti.
Costruire in montagna presenta oggettivamente dei limiti, prima di tutto per quanto riguarda l’aspetto dello sviluppo nello spazio alpino, territorio fragile a dispetto delle montagne granitiche di cui è parte! Si parla così di salvaguardia dello spirito dei luoghi, di tradizioni, di fi lologia dell’edifi care in terre dalla forte pendenza, di inserimento nel paesaggio di elementi di grande effetto visivo, successivamente ma non in ordine di importanza, dell’evoluzione del concetto di comfort abitativo e delle sempre maggiori richieste di energia, quindi di efficienza e di impatto ambientale del fabbricato… A mio modo di vedere la considerazione principale è che siamo tutti coinvolti nello sviluppo e nella scrittura di una storia straordinaria, ne siamo i protagonisti, e, se siamo convinti di esserlo, l’unicità dell’abitazione è la rappresentazione del nostro sentire più profondo.
Con questa mia rivista sono certa di avere contribuito nel corso di questi ormai quasi 20 anni di pubblicazioni, a creare quel tantino di scompiglio che ha inevitabilmente scosso conscio e inconscio di tanti fruitori del costruito alpino.
Senza volere dimostrare niente a nessuno! Sono consapevole che non c’è niente di facile o scontato, ma solo lavoro e ancora altro lavoro; affidato a professionisti seri, in grado di proporre idee, di indurre a riflettere, ma anche di saper fare emozionare com’è successo a me entrando in alcune abitazioni che propongo in questo numero estivo, straordinariamente ricco, talmente carico di provocazioni che le ho pubblicate tutte, aggiungendo pagine alla rivista!

Marinella Vaula