
Fascino rétro
Published on number 54 of Images, Dicembre 2024
Siamo nell’immediatezza di Courmayeur, la località più “Fashion” della Valle d’Aosta, e Villa Gambaro rappresenta a pieno titolo il “Verrand che fu”, più precisamente la memoria degli anni Trenta del Novecento, quando alcune famiglie, autentiche pioniere del turismo in questa località, scelsero i prati adiacenti al borgo storico del villaggio del Verrand, frazione che ancora oggi custodisce un’interessante architettura rurale alpina, come luogo d’elezione per le proprie vacanze.

Fu proprio la famiglia Gambaro, di origini liguri, dopo un meticoloso studio, a scegliere questo luogo che ancora oggi vanta un’impareggiabile vista sulla catena del Monte Bianco, sulla Valdigne ed… un’invidiabile quiete. Nel tempo la villa, dalle linee austere che nulla concedono alla decorazione, è stata suddivisa in tre appartamenti di cui quello al secondo piano è stato oggetto nel 2023 di un restauro totale. Dal vasto parco piantumato con essenze ad alto fusto, si giunge all’ingresso dove, varcata la porta si accede all’appartamento attraverso l’antica scala in legno, ben conservata, che trasmette già dalla prima rampa, il fascino delle case aristocratiche di montagna. La filosofia che ha guidato l’intervento della nuova proprietà si è concretizzata nella volontà di mantenere un’allure classica, in cui gli elementi portanti, quali le travi originali, si sposano con finiture più contemporanee come le boiserie in rovere volutamente lineari, o le finiture a calce di alcune pareti nelle tonalità del grigio caldo, creando un piacevole gioco di materiali a contrasto.

Grande attenzione è stata dedicata alla ricerca delle porte in legno di epoca settecentesca, che contribuiscono ad apportare un’indiscutibile importanza agli ambienti. Anche per i bagni si è preferito mantenere volutamente una percettibile classicità con la scelta di sanitari di gusto inglese sdrammatizzati, però, dalle moderne rubinetterie nere. Alle pareti troviamo tesate di tessuto laniero o tappezzerie materiche, riprodotte da antiche stampe, ma anche il sapiente inserimento di alcune opere di Marco Lodola, Massimo Sacchetti, Sara Ledda e Michel Vecchi a testimonianza del desiderio di vivere la montagna oggi, anche nell’arte contemporanea.














